Salis: «Insulti sessisti sui social anche dai profili di uomini con nome e cognome e figli in braccio. Per questo l’educazione affettiva è indispensabile»

La sindaca denuncia l’iper-sessualizzazione del linguaggio anche online e ricorda che il Consiglio comunale aveva già votato all’unanimità per l’educazione affettiva nelle scuole: «Alle donne non si dice “incapace”, si dice “pu…na”: è una forma di violenza»

Silvia Salis ha detto in Consiglio comunale che oggi esiste un’evidente iper-sessualizzazione e che non è un tema politico ma un dato di realtà: proprio per questo servono educazione affettiva e sessuale, perché chi è formato sbaglia meno. Ha ricordato che un anno fa maggioranza e opposizione votarono insieme una mozione per introdurla nelle scuole e che personale formato esiste, ad esempio nei centri antiviolenza. Ha collegato il tema all’aumento dei femminicidi e ha portato esempi personali: insulti sessisti ricevuti sui social, spesso da uomini che si mostrano con i figli, con riferimenti espliciti e offensivi al suo corpo e alla sua persona. Secondo la Sindaca questa è una forma di violenza di genere e dimostra che negare la necessità di un’educazione affettiva e sessuale significa «non vedere la realtà».

La conferenza dei capigruppo ha licenziato stamattina, ammettendolo al Consiglio, un articolo 55 e un ordine del giorno straordinario. L’articolo 55, ad oggetto “Educazione sessuale e affettività nelle scuole”, è stato presentato dalla consigliera di Avs Francesca Ghio. È stato proposto sull’onda delle polemiche. Lo scorso 15 ottobre era stato approvato un emendamento a prima firma di Giorgia Latini al disegno di legge del ministro dell’Istruzione e del merito Giovanni Valditara relativo al consenso informato a scuola, con cui viene esteso il divieto di poter parlare di tematiche sessuali con figure esterne – oltre che ai bambini della scuola dell’infanzia e della scuola primaria – anche a quelli della scuola secondaria di primo grado.
Elly Schlein aveva commentato affermando che la destra «ha vietato educazione sessuale e affettiva a primaria e medie». In realtà l’emendamento approvato vieta attività extra su sessualità in infanzia, elementari e medie, tranne quelle già previste dai programmi nazionali (che parlano di corpo, sviluppo, riproduzione, prevenzione). Quindi non sparisce il tema dai curricoli, ma non si possono fare progetti aggiuntivi senza consenso delle famiglie. La critica della sinistra sostiene che approfondire il tema delle relazioni intime, sessuali ed affettive significa dare la possibilità a tutti e tutte di acquisire strumenti di lettura per conoscere e conoscersi, potere analizzare le proprie relazioni con degli strumenti adeguati, e riconoscere quando una relazione è sbilanciata, non paritaria, a volte purtroppo anche violenta.
Francesca Ghio ha detto in Consiglio che la violenza sulle donne è diffusissima e che molte, anche le elette nel Consiglio stesso, sono sopravvissute “non grazie al sistema, ma nonostante il sistema”. Ha criticato il disegno di legge Valditara e l’emendamento della Lega perché limitano l’educazione sessuale e affettiva proprio mentre aumentano femminicidi e violenze. Secondo lei l’educazione in questo campo è un diritto umano, non un’opzione: se viene subordinata al consenso scritto dei genitori diventa un privilegio e lascia fuori proprio i bambini che ne avrebbero più bisogno. Ha ricordato che il primo contatto con la pornografia avviene già intorno ai 10 anni e quindi la scuola deve dare prima gli strumenti su corpo, consenso, emozioni, rispetto e prevenzione. Ha definito il ddl una forma di censura e ha annunciato che Avs proporrà atti in Comune perché Genova diventi un modello alternativo, basato su diritti e non su divieti.
Il commento-denuncia della sindaca Silvia Salis in aula: «Un dato, è vero, c’è iper-sessualizzazione e credo che questi non siano concetti né di destra né di sinistra, permettetemi. È un dato di fatto che c’è iper-sessualizzazione ed è proprio per questo che serve un’educazione affettiva e sessuale ed è dimostrato come avere un’educazione in questo campo aiuti a commettere meno errori. Questo è un dato di fatto ma lo è in tutti i campi, non è solo in questo campo. Un anno fa l’assessora Bruzzone, allora consigliera, proponeva una mozione che avete votato però tutti all’unanimità sulla necessità di un’educazione affettiva nelle scuole, l’avete votata all’unanimità, quindi maggioranza e opposizione. Il personale non è vero che non è formato, è formato nei centri antiviolenza, questo credo che lo sappiamo tutti. Però vedete, secondo me c’è un dato, i femminicidi aumentano, stiamo andando sicuramente su un campo che è complesso e non va semplificato e non va banalizzato, però io vi parto da un osservatorio personale, sono la sindaca di una città, sono comunque in una posizione sicuramente non di, come posso dire, non di minoranza, non di segregazione, non rappresenta una categoria da proteggere. Bene, allora io vi dico cosa succede ogni giorno sui miei social. Signori, è sotto gli occhi di tutti, bisogna dirle le cose, bisogna avere il coraggio di dire le cose, perché quando si parla delle donne, ed è vero, non è solo una questione fisica, è anche e spesso una questione verbale, però verbale di persone che poi nei profili hanno i bambini in braccio. Nei profili aperti di questo signore, che ha in braccio sua figlia nelle foto e lavora, c’è anche scritto dove lavora, sotto un mio post ha scritto “sei proprio una gran puttana”, con nome e cognome, e per lui è una cosa normale dare della puttana alla sindaca, e non mi ha detto un incapace, perché alle donne dici puttana, non dici incapace, e questo ce lo dobbiamo ricordare, ed è per questo che c’è bisogno. Ma non basta, perché poi c’è anche un post del Carlo Felice, sotto il quale c’è scritto che si vede che suono il flauto. Chissà a cosa fanno riferimento? Non so se a un sindaco uomo farebbero le stesse battute, come non so se a un sindaco uomo, candidato sindaco in campagna elettorale, avrebbero postato le sue foto in bikini, perché anche quella è una forma di violenza, ricordiamocelo bene. Poi altre, andiamo avanti: signori con nomi cognomi in chiaro, con i bambini in braccio, le famiglie, hanno commentato sotto i miei post: “pensasse a prendere un po’ di belino, le calmerebbe i nervi”, detto alla Sindaca, con i loro nome e cognome leggibili. Questa è la società nella quale ci muoviamo, e se voi dite che in questa società non serve un’educazione affettiva e sessuale, siete molto lontani dalla realtà».
«Esprimiamo la più totale solidarietà alla sindaca di Genova, Silvia Salis, per gli insulti sessisti che ha ricevuto – dicono ad Avs -. Come detto dalla stessa Silvia Salis, questi episodi confermano la necessità di inserire l’educazione sessuale ed affettiva nell’insegnamento scolastico. Noi andremo avanti con questa battaglia di civiltà per trasmettere la cultura del rispetto e del consenso anche ai più giovani. Purtroppo la nostra proposta è stata bocciata dalla maggioranza di centrodestra in Regione, ma continueremo a batterci per introdurre questo insegnamento nei programmi didattici».
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